Chiese

Chiesa di Santo Stefano

Il toponimo “Rocca S. Stefano” originariamente indicava un tratto di territorio che comprendeva sette piccoli centri abitati: Collecastagno, Collemarino, Forcelle, Madonna Della Strada, Piedi La Costa, Collefarelli e Caifano. Dal 1806 questo nome è stato assunto soltanto dalla frazione che una volta si denominava Collecastagno. Fino a quella data, infatti, Rocca S. Stefano era un comune autonomo con tutte le sue ville. Di queste non conosciamo l’anno di fondazione, ma è certo che nell’era precristiana qualcuna di esse già esisteva. La prima notizia che si ha di questo sito è sul Catalogus Baronum (posteriore al 1168) che descrive i feudi presenti sul territorio: è infatti una lista di tutti i vassalli e i possedimenti compilata dai Normanni dopo la conquista del Meridione. Da questo elenco risulta che Tommaso da Preturo teneva in servizio Rocca Santo Stefano (cioè che dal feudatario era stato concesso ad un altro, con l’onere di un servizio da prestarsi allo stesso concedente) e che Gentile e Gualtieri di Poppleto tenevano direttamente dal re Rocca Santo Stefano in Amiterno. Nel 1178, in una bolla corografica della diocesi forconese con la quale papa Alessandro III confermava al vescovo di Forcona le chiese del comitato ad esso soggette, troviamo un elenco di castelli di pertinenza della diocesi tra cui Rocca Santo Stefano con le sue ville. Troviamo il toponimo di Rocca Santo Stefano anche nel Diploma di Carlo II D’Angiò del 1294, incluso tra i castelli fondatori della città di L’Aquila. I resti della rocca fortificata si trovano più in alto, proseguendo il sentiero che costeggia la chiesa sulla sinistra.
La chiesa sorge nei pressi di uno snodo viario che già in epoca romana vedeva l’origine della Claudia Nova: una strada di grande importanza strategica ed economica per il territorio aquilano essendo un raccordo tra Roma e la Sabina (attraverso un ramo della Salaria) e il mare Adriatico. Nelle vicinanze passava anche la via Caecilia, fondamentale arteria di collegamento tra la Salaria – dunque Roma – e l’Adriatico, attraverso Amiternum e il valico delle Capannelle.
Abbandonata fin dagli anni ‘50 del ‘900, prima del 2015 la chiesa era ridotta in rovina a seguito di terremoti e rifacimenti poco attenti. Oggi, completamente restaurata, appare spoglia. E’ così possibile individuare alcune fasi di ricostruzione attraverso le molteplici tipologie di paramento murario che la compongono.
La prima fase della Chiesa è databile con molta probabilità alla prima metà del XII secolo. La facciata di conci squadrati a coronamento rettilineo con campanile a vela sulla sinistra risale al XIII secolo. Nella sua muratura, come all’interno, sono rimessi in opera frammenti di decorazioni scultoree: due teste di ariete e tre epigrafi funerarie che attestano la presenza nelle immediate vicinanze di una necropoli di epoca romana (la zona era sede di importanti città romane quali Foruli ed Amiterno). Nella lunetta del portale si scorgono i resti di un affresco. Il portico è posteriore al terremoto del 1394.
L’assetto originario dell’edificio era a tre navate: quella centrale più ampia divisa dalle da sei arcate su cinque supporti liberi (pilastri quadrati o colonne di reimpiego) e su due semipilastri inseriti nelle pareti dei lati brevi. L’ampiezza delle navate laterali era quella che possiamo vedere oggi da quel che rimane dell’arco di sinistra. L’individuazione di un’altra fase costruttiva nella prima metà del XV secolo è possibile grazie al confronto tra Santo Stefano e la vicina San Panfilo a Villagrande: questa fase prevede la sostituzione dell’abside originario con uno di maggiore profondità (quello attuale) e l’ampliamento della chiesa con un’ulteriore navata laterale aggiunta al corpo principale, sul lato di destra. All’interno, a destra dell’ingresso, c’è una piccola cappella laterale residuo della navata aggiuntiva, che percorreva tutto l’edificio. L’abside centrato rispetto al corpo principale superstite è chiuso e nella tamponatura, decentrata a sinistra, si apre una porta per accedervi. Dopo il recente restauro la chiesa è stata coperta con un soffitto a capriata lignea e un tetto spiovente. Gli archi che dividevano la navata laterale destra dalla navata aggiuntiva, adesso individuabile solo per via della base del muro perimetrale, sono stati trasformati in finestroni.

 

 

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