{"id":2300,"date":"2020-08-15T12:43:22","date_gmt":"2020-08-15T10:43:22","guid":{"rendered":"http:\/\/demo.wpzoom.com\/indigo\/?p=2300"},"modified":"2020-08-24T22:00:16","modified_gmt":"2020-08-24T20:00:16","slug":"chisea-di-san-panfilo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.visittornimparte.it\/index.php\/2020\/08\/15\/chisea-di-san-panfilo\/","title":{"rendered":"Chiesa di San Panfilo"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-weight: 400;\">Purtroppo, per mancanza di documenti certi <img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-5714 alignleft\" src=\"https:\/\/www.visit-tornimparte.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/photo5778533581285602390-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.visittornimparte.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/photo5778533581285602390-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.visittornimparte.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/photo5778533581285602390-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.visittornimparte.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/photo5778533581285602390-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.visittornimparte.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/photo5778533581285602390-800x600.jpg 800w, https:\/\/www.visittornimparte.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/photo5778533581285602390.jpg 1280w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/> , non ci \u00e8 possibile precisare la data di costruzione della chiesa di San Panfilo. Probabilmente il primo nucleo architettonico risale all\u2019 XI secolo, perch\u00e9 Tornimparte con le sue Ville e Chiese \u00e8 citato nelle lettere che i papi Alessandro III e Clemente III inviarono a Pagano e Odorisio, vescovi di Forcona, rispettivamente negli anni 1178 e 1188.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">L&#8217;architettura del sacro edificio mostra le tracce di diversi rifacimenti e di sovrastrutture, ma \u00e8 fondamentalmente equilibrata e serena, ed il barocco si armonizza con la severit\u00e0 dello stile romanico.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Forse sub\u00ec gravi danni nel terremoto del 1461, come fa pensare un numero (1471) scolpito su di una grossa pietra incastrata sulla facciata. Esso probabilmente sta ad indicare l&#8217;anno di ricostruzione della chiesa.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La facciata, preceduta dal sagrato e da un portichetto con copertura a capanna su grezzi pilastri fatti di conci romani e frammenti di sculture gotiche, ha un piccolo portale principale d&#8217;ingresso con elementi romanici, nella cui lunetta \u00e8 un affresco del Quattrocento con la Madonna in trono col Bambino, in mezzo a due santi vescovi. Gli affreschi sotto il portico <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">esterno risalgono al XIV secolo e le ornamentazioni romaniche nelle cornici <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">degli archivolti del portale, che consistono in foglie disposte a punta di <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">diamante, vengono avvicinate dal Moretti ai motivi dei portali di Santa Maria <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Assunta ad Atri, attribuiti a Raimondo del Poggio.<img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-5722 alignleft\" src=\"https:\/\/www.visit-tornimparte.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/photo5778533581285602320-copia-225x300.jpg\" alt=\"\" width=\"225\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.visittornimparte.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/photo5778533581285602320-copia-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.visittornimparte.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/photo5778533581285602320-copia-768x1024.jpg 768w, https:\/\/www.visittornimparte.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/photo5778533581285602320-copia-800x1067.jpg 800w, https:\/\/www.visittornimparte.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/photo5778533581285602320-copia.jpg 960w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Mentre la parte bassa della facciata conserva ancora strutture medievali, la parte superiore ed il campanile appaiono come strutture settecentesche, probabilmente posteriori al terremoto del 1703. Alla stessa epoca dovrebbe appartenere il porticato.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Questa chiesa ha la particolarit\u00e0 di essere a quattro navate: una centrale e tre laterali, poggianti sopra bassi pilastri, che racchiudono le primitive colonne romaniche. Le laterali sono disposte due a destra e una a sinistra della principale. La quarta navata dovette essere aggiunta in un secondo momento, non molto lontano dalla data di costruzione della chiesa.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Le cappelle sono due: quella del Crocifisso e quella della Visitazione. Gli altari, invece, sono sei: uno maggiore e cinque minori. Quello maggiore, in fondo alla navata centrale, \u00e8 dedicato alla Madonna Addolorata. La navata laterale sinistra ha la cappella del Crocifisso, un altare dedicato a S. Francesco d&#8217;Assisi nell&#8217;atto di ricevere le sacre stimmate sulla Verna e, in fondo, un altro altare dedicato a S. Panfilo vescovo, principale protettore del paese.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La navata laterale destra ha un solo altare, dedicato alla Nativit\u00e0 di Ges\u00f9 Cristo con un bellissimo affresco di Giannantonio di Rocca di Corno. Nell&#8217;altra navata, attigua a questa c&#8217;\u00e8 un altare dedicato al S. Rosario, che racchiude un polittico della Vergine del Rosario: anch&#8217;esso \u00e8 di Giannantonio di Rocca di Corno. Lateralmente sta l&#8217;altare dedicato a S. Giuseppe, sposo di Maria SS.ma e la cappella della Visitazione.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019organo \u00e8 del 1832, e fu realizzato dall&#8217;artigiano Domenico Antonio Martuscelli.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il 9 aprile di quello stesso anno i confratelli della Congregazione laicale dell&#8217;Addolorata iniziarono la costruzione, oltre la navata sinistra, dell&#8217;oratorio annesso alla stessa chiesa.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il 20 maggio 1913 le autorit\u00e0 comunali di Tornimparte fecero redigere un progetto per il restauro di questa chiesa. Purtroppo questi lavori di restauro non furono sufficienti per riparare adeguatamente l&#8217;edificio sacro e le sue pregevoli opere artistiche che, per avverse vicende, erano andate deteriorandosi. Gi\u00e0 la chiesa, perduta la linea artistica originaria, ebbe a soffrire per costruzioni quali il rivestimento murario delle antiche colonne di pietra, l&#8217;addossamento agli altari di pietra di figure di santi e di putti di stucco, ma il colpo pi\u00f9 grande le fu dato dal terremoto del 1915 in modo tale da rendere necessarie importanti riparazioni.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Nel 1926 il parroco, D. Berardino Santucci dedic\u00f2 tutte le sue forze al restauro della sua chiesa parrocchiale e invit\u00f2 il pittore Cesare Manilla de L&#8217;Aquila a compilare due bozzetti concernenti le decorazioni da effettuare dopo i restauri. Il soffitto, che fino ad allora era in legno e mattoni, come quello che precede l\u2019abside, fu sopraelevato perch\u00e8 la chiesa ricevesse pi\u00f9 luce dalle nuove finestre. Il Manilla esegu\u00ec le decorazioni che si trovano sul soffitto. Contemporaneamente alla chiesa venne decorato anche l&#8217;Oratorio.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La facciata, deturpata da un goffo rosone, fu abbellita da un artista con la figura del santo protettore in finto mosaico e completata e restaurata.<\/span><\/p>\n<p><strong>Incendio della chiesa<\/strong><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La notte tra il 5 e 6 ottobre 1958, per un corto circuito causato da scariche elettriche di un furioso temporale, un funesto incendio si svilupp\u00f2 nella sagrestia della chiesa parrocchiale di S. Panfilo, distruggendo i mobili, gli arredi e gli oggetti sacri in essi contenuti.\u00a0 Anche gli affreschi che decorano l&#8217;abside rimasero danneggiati dal calore e dal fumo del rogo. <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Fortunatamente, appena nove mesi pi\u00f9 tardi, gli affreschi di Saturnino Gatti furono rimessi a nuovo.<\/span><\/p>\n<p><strong>Arredi sacri di questa chiesa\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Tra i vari arredi sacri, questa chiesa possiede una croce processionale in argento sbalzato e dorato. E lavoro di oreficeria abruzzese datato 1605. Misura m. 0,58 x 0,45; nodo altezza m. 0,25. Le braccia hanno il fondo sbalzato a fregi, e terminano con formelle quadrilobate sagomate da una cornice a volute con motivi floreali.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Parte anteriore: al centro il Crocifisso, nelle formelle l&#8217;Eterno Padre, la Vergine, S. Giovanni Evangelista e la Maddalena. Nel braccio inferiore si vede uno scudo con lo stemma di Tornimparte e intorno la scritta: D. MARIUS VICENTINUS PREPOS. ECCL. F. ANNO 1605 Mario Vicentini era il preposto di S. Panfilo, che fece realizzare l&#8217;opera.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Parte posteriore: al centro S. Panfilo in vesti vescovili, e nelle formelle i quattro Evangelisti. Il nodo \u00e8 in rame dorato baccellato e fogliato. Manca qualche frammento.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Nella mistica penombra dell&#8217;abside, Saturnino Gatti, affrescando le pareti della chiesa, comp\u00ec uno dei suoi pi\u00f9 celebrati capolavori. Li realizz\u00f2 nel 1495 per incarico dei rappresentanti del popolo di Villagrande e degli amministratori delle rendite della parrocchia di S. Panfilo,\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Su, in alto, in mezzo alla volta, sta la rappresentazione del Paradiso. L&#8217;Eterno Padre \u00e8 la figura centrale ed e di forme assai belle ed eleganti. Lo circondano Angeli e Beati, con colori molto ben conservati nelle loro tinte. Nell&#8217;arco sovrastante l&#8217;altare maggiore sono raffigurati i Profeti che predissero la venuta del Redentore, mentre lateralmente si vede l&#8217;Arcangelo Gabriele nell&#8217;atto di annunciare alla Vergine la nascita miracolosa del Figlio di Dio. Attorno all&#8217;abside, in cinque meravigliosi riquadri, sono riprodotti i cinque momenti particolari della Redenzione: 1) la cattura di Ges\u00f9 e il bacio di Giuda: 2) la flagellazione; 3) la crocifissione al centro 4) la deposizione dalla croce: 5) la risurrezione del Salvatore. Purtroppo la scena della crocifissione \u00e8 malridotta per l&#8217;usora del tempo e per l&#8217;apertura di una finestra, praticata nel 1922, per esigenza di luce. Il disegno, il colorito, la naturalezza delle figure di questo mirabile affresco sono una rarit\u00e0 preziosissima.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Per lungo tempo si \u00e8 creduto che l\u2019anno di nascita di Saturnino Gatti fosse il <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">1463 ma lo storico dell\u2019arte Ferdinando Bologna, propone una nuova datazione <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">cha anticipa la data di nascita al 1459 o addirittura al 1457.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Probabilmente l\u2019artista in giovane et\u00e0, spinto dalla curiosit\u00e0 a seguito delle novit\u00e0 <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">stilistiche che a quell\u2019epoca giunsero a L\u2019Aquila da Firenze grazie ai contatti <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">commerciali, si spost\u00f2 verso la Toscana. A questo soggiorno si deve il fatto che <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">il suo stile richiama quello toscano del Verrocchio, oltre allo stile umbro del <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Perugino (che frequent\u00f2 la bottega del Verrocchio).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Non abbiamo notizie certe sui suoi spostamenti ma sappiamo che Saturnino <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">era di nuovo a L\u2019Aquila nel 1488.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il 23 maggio 1489 Saturnino riceve da \u201cDominico Antoni Paulutii de <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Tornamparte\u201d quarantacinque fiorini per gli affreschi di una cappella nella <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">chiesa di San Panfilo. Il Primo Maggio 1490 Saturnino sottoscrive il contratto <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">per dipingere la stessa cappella di detta chiesa di San Panfilo. Il 19 Aprile del <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">1491 \u201cin anno Domini 1491, mense aprilis die decimo nono mensis eiusdem, <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">none indictionis\u201d i massari di Tornimparte provvedono a procurare i denari da <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">versare a Saturnino vendendo i pascoli delle \u201cdefense\u201d di Villagrande per tre <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">stagioni, per avere i soldi per pagare l\u2019artista per i lavori incominciati. L\u2019ultimo <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">saldo per le pitture di Tornimparte \u00e8 del 12 Dicembre 1494, e Gatti ha gi\u00e0 <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">terminato l\u2019affresco nel Febbraio e sceglie due uomini \u201cad aprettiandum <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">pictura\u201d: Silvestro da Sulmona e Sebastiano di Cola da Casentino.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019attuale restauro \u00e8 frutto dei lavori condotti nel 1972 da Antonio Liberati e <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Umberto Marini che hanno recuperato quanto possibile le cromie\u00a0 originarie <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">liberando gli affreschi da pesanti interventi della prima met\u00e0 del Novecento.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Sull\u2019arco trionfale \u00e8 rappresentata l\u2019Annunciazione. I personaggi, l\u2019Angelo e la <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Vergine Maria, sono ai lati della vasta veduta della citt\u00e0 (oggi lacunosa). Sopra <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">la citt\u00e0 c\u2019\u00e8 la rappresentazione del Prologo in Cielo: il Padre Eterno circondato <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">da un\u2019aureola di Cherubini.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Nella sezione superiore il Dio Padre che benedice con una mano e con l\u2019altra <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">mano sorregge il mondo, ha una fisicit\u00e0 possente ed un\u2019espressione <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">malinconica. Sotto questa imponente figura, ci sono quattro angeli in volo che <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">spargono petali e, inginocchiati in preghiera, Santi a sinistra e Sante a destra.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Tra i due gruppi di Santi altri angeli intenti a suonare strumenti musicali mentre <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">intorno il Gloria in Excelsis Deo, come possiamo leggere chiaramente nel <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">cartiglio.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Forte \u00e8 il loro richiamo alla pittura di luce e individuata a Firenze negli anni <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">1440-1460 su Domenico Veneziano e Giovanni di Francesco e i suoi coetanei.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Nel sottarco ci sono profeti con in mano libri o cartigli all\u2019interno di accurate <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">cornici architettoniche.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il ciclo \u00e8 fiancheggiato all\u2019inizio e alla fine da due nicchie: a sinistra c\u2019\u00e8 San Vito <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">rappresentato con due cani, uno bianco e uno nero e mentre i cani sono <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">protetti dalla nicchia, il Santo acquista volume e occupa tutto lo spazio. Dalla <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">parte opposta in una nicchia analoga, Saturnino ha collocato Fra\u2019 Pietro <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">dell\u2019Aquila (detto Scotello, teologo francescano originario di Tornimparte).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il ciclo \u00e8 incorniciato dentro uno schema architettonico di un portico marmoreo <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">poggiato su un basamento a specchiature di marmi misti, trabeato da una <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">cornice ornata da girali d\u2019oro sostenuta da paraste con capitelli corinzi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019opera \u00e8 purtroppo danneggiata in varie zone da rifacimenti e lacune gravi, <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">restano: il bacio di Giuda con la Cattura, tracce del Cristo al Pretorio con la <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Flagellazione e l\u2019Incoronazione di Spine, il Compianto di Cristo con danni <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">soprattutto nello sfondo e la Resurrezione che \u00e8 la porzione meglio conservata.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Sono andate distrutte: Il paesaggio nella parete sinistra del ciclo, l\u2019Inchiodatura <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">e la Crocifissione che dovevano precedere il compianto di cui \u00e8 rimasto solo il <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">vano.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Dopo San Vito, partendo dalla prima scena a sinistra del catino absidale,\u00a0 <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">abbiamo la scena della Cattura di Cristo all&#8217;interno di un aperto paesaggio. La <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">scena \u00e8 interrotta da una finestra profondamente strombata, dove sono<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">collocate le figure di due dottori della chiesa: Girolamo ed Ambrogio sovrastati <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">dal trigramma bernardiniano.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il Compianto sul Cristo Morto presenta Cristo \u00e8 con le braccia raccolte ed <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">incrociate sul corpo. Maria e le Pie Donne sono in ginocchio nell\u2019atto di <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">sorreggere e adorare il Cristo, alle loro spalle Giuseppe d\u2019Arimatea e\u00a0 Nicodemo <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">si uniscono al rito. La figura di Cristo con le braccia al petto, secondo <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">un\u2019iconografia innovativa in quell\u2019epoca nell\u2019area compresa tra Abruzzo, <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Toscana e Umbria, spicca per una fisicit\u00e0 aspra e scultorea. <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Nell&#8217;ultimo campo del Catino Absidale ha luogo la resurrezione che tocca il <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">punto pi\u00f9 alto di tutta la pittura di Saturnino, collegando nella figura del Cristo <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Risorto, lo stile del Verrocchio a quello del Pollaiuolo. Il punto pi\u00f9 alto <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">dell\u2019esperienza pittorica di Saturnino \u00e8 toccato negli Angeli e nella loro <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">realizzazione impeccabile, vicini alle opere del Verrocchio nella\u00a0 realizzazione <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">pittorica ma anche nella fisicit\u00e0 e nei dettagli.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Saturnino propose in Abruzzo una pittura fatta di tocchi di luce, un colore <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">vibrante, volse una particolare attenzione all&#8217;anatomia e al vigore dei corpi, alla <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">resa dei panneggi, alla sofisticatezza dei volti, soprattutto di quelli femminili <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">che troviamo nelle Pie Donne al sepolcro.<\/span><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Purtroppo, per mancanza di documenti certi , non ci \u00e8 possibile precisare la data di costruzione della chiesa di San Panfilo. 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